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SENTIERO MONTE FIOR DI COSIMO - SCALAZZA
Partenza da Piano dell'acqua, punto da dove inizia la vecchia strada basolata per la val Calanna che affianca la colata del 1992, dopo un breve tratto si svolta a destra per attraversare la colata e iniziare il sentiero all'interno di Monte Fior di Cosimo fin sulla cresta.

Salire sul monte non è facile, il sentiero del bosco di castagni che ricopre il monte, sono in stato di quasi completo abbandono e in molti punti, se non per tratti interi, cancellati dalla vegetazione e dai rovi, ma con un po di esperienza e cercando di dirigervi in modo da salire, su ciò che c'è di visibile, ricercando piccoli viottoli vicino a pali conficcati nel terreno che una volta dovevano segnare l'andamento del sentiero, si riesce e più in alto il sentiero risulta più marcato e si distingue in modo sufficiente.

Arrivati sul crinale di Monte Fior di Cosimo, la vista viene subito ripagata sia dal panorama, un mozzafiato punto panoramico sulla Valle S. Giacomo dal quale si domina tutto il territorio che va da Piano Dell'Acqua e Zafferana Etnea, che dalla Val Calanna e della Valle del Bove, crateri sommitali con il cratere di Sud-Est in bella vista, fino al mare, sia dalla vista di un monumentale leccio secolare che si trova proprio lungo il sentiero, dall'aspetto veramente maestoso.

Proseguendo il tragitto lungo il sentiero sul crinale, il sentiero e ben visibile a tratti, molto stretto, e in alcuni punti dalle forte pendenze, il percorso diventa veramente impegnativo e in alcuni tratti pericoloso e pauroso soprattutto se si soffre di vertigini, ma per i più avventurieri, appassionati e dotati di allenamento, risulta ricco di emozioni, si percorre la cresta che da Monte Fior di Cosimo, attraversa Monte Tondo con la sua cima sino ad arrivare nella zona pianeggiante dove si trova la Capanna del Ghiro, un piccolo rifugio caratteristico con terrazzino, con in entrambi i lati, a pochi metri un dislivello superiore ai 500 metri, che da un lato affaccia sulla Val Calanna e dall'altra sulla Valle di San Giacomo.

La Valle di San Giacomo che aggireremo a monte, ha una tipica forma a "V" capovolta con pareti ripide, che verso l'alto diventano strette e impraticabili, è un'area importante per gli aspetti vulcanologici, idrogeologici e botanici, a quota comprese tra 730 e 1200 metri, fra due costoni che percorreremo, "Cugno di Mezzo" e "Monte Fior di Cosimo", il nome è legato al priorato di "San Giacomo", che aveva sede proprio in questa valle, ed era un piccolo ritiro di monaci benedettini insediatisi in questo luogo intorno al XII secolo, dando alla valle il toponimo di Valle San Giacomo, annessa al priorato si trovava, infatti, una piccola chiesa dedicata a san Giacomo maggiore apostolo, meta di pellegrini provenienti da varie parti della Sicilia nel giorno della festa(25 luglio), attorno al monastero si formò il primo nucleo abitato di Zafferana Etnea, composto da case rurali di contadini e pastori, il priorato e la chiesa furono rasi al suolo dal terremoto del 1693 e sulle sue rovine fu costruita una villa padronale.

Nella zona sono presenti boschi di leccio, roverella e castagno con esemplari o aggruppamenti di carpino nero, orniello, faggio, agrifoglio, ginestra, erica arborea, acero campestre, pioppo tremulo e quercia da sughero che è rarissima sull'Etna.

Superata la Capanna del Ghiro e la parte alta della Valle di San Giacomo, il sentiero torna a salire per l'ultimo tratto, con pendenze maggiori e dal tracciato molto stretto con affacci mozzafiato sullo strapiombo della Val Calanna, la Valle del Bove e sul Cratere di Sud-Est di Fronte, superato questo tratto l'arrivo nella parte alta dei terreni agricoli di contrada cassone, con la presenza di alcune antiche costruzioni e i resti delle antiche coltivazioni a frutteto e vigneto.

Da questa zona il sentiero diventa tutto in discesa, percorrendo la parte finale del sentiero Italia n. 704 del CAI, il percorso e ben tracciato e non presenta difficoltà fino al ritorno al punto di partenza, attraverseremo il rilievo denominato "Cugno di Mezzo" per la forma caratteristica del promontorio, potendo ammirare un'altra Quercia Secolare nominata a Cezza Rossa(Roverella) e una formazione particolare di grossi massi, chiamata "A Pidata du Diavulu", tutto questo tratto fa parte di un'antica Mulattiera, la Scalazza lastricata in basalto con gradoni e 100 tornanti, costruita fin dai primi anni del 1800, che collegava la vallata con le aree agricole di montagna che si travavano in cima.

Un sentiero ricco di storia, natura e in alcuni tratti impegnativo ed emozionante, si avrà modo di ammirare un paesaggio ricchissimo di biodiversità, in una zona particolarmente ricca di acqua, che ha permesso di creare un ambiente vario da un punto di vista naturalistico da non sembrare nemmeno un paesaggio vulcanico.

Consigliamo per chi magari soffre di vertigini e non si vuole avventurare nei punti più impegnativi e pericoli, di evitare la cresta nelle vicinanze di Monte Tondo, e quindi dividere il sentiero in due parti arrivare sulla cima di Monte Fior di Cosimo e dopo aver visto il Leccio Monumentale tornare indietro, magari scendendo dalla portella di Val Calanna, e successivamente percorrere la Scalazza con le meraviglie della zona prima in salita, arrivare in cima per poi riscendere, altrettanto piacevole, ma evitando i tratti più impegnativi e rischiosi a chi magari ha meno esperienza ed allenamento, ma vuole visitare un luogo veramente incantevole.
DIFFICOLTA'
   Esperti  
LUNGHEZZA
   6.2 Km  
Coordinata Iniziale
   37.702293 - 15.094826  
(Indicazioni Stradali)
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