Etna - Le eruzioni del 2013
Dopo la temporanea cessazione dellÂ’attività eruttiva allÂ’interno della Bocca Nuova, la mattina del 15 gennaio, lo stesso cratere ha prodotto due ulteriori episodi di intensa attività stromboliana, la sera del 16 gennaio e la sera del 18 gennaio 2013. Tutti e due sono stati caratterizzati da repentini aumenti dellÂ’ampiezza del tremore vulcanico, che soprattutto nel primo caso ha superato i livelli massimi osservati durante lÂ’attività del 15 gennaio, lÂ’attività ha avuto inizio intorno alle ore 16:30 del 16 gennaio, raggiungendo il massimo verso le ore 19:00 per rientrare su un livello normale poco dopo le  ore 21:00.

Alle ore 16:30 del 18 gennaio 2013, lÂ’ampiezza del tremore vulcanico ha mostrato nuovamente un repentino aumento, marcando lÂ’inizio di un ulteriore episodio eruttivo alla Bocca Nuova con  una vivace attività esplosiva lancio di bombe vulcaniche incandescenti ben oltre lÂ’orlo craterico con ricaduta di alcuni clasti sul fianco meridionale del cono sommitale centrale. Dopo le ore 21:00 lÂ’attività eruttiva ha  mostrato una rapida diminuzione, e alle 22:20 lÂ’episodio era concluso.

Nelle prime ore del 20 gennaio 2013, si è osservato un nuovo aumento dell’ampiezza del tremore vulcanico, questa volta però era molto più pronunciato alla stazione più vicina al NCSE (Nuovo cratere di Sud Est). Contemporaneamente sono stati segnalati bagliori che illuminavano la copertura nuvolosa sopra la cima dell’Etna; i dati sismici ed infrasonici hanno permesso di dedurre che la sede dell’attività era il NCSE e che si trattava di una debole attività stromboliana, che è cessata dopo pochissime ore.

L’inizio del più recente episodio eruttivo è stato annunciato da un rapido incremento dell’ampiezza del tremore vulcanico, alle ore 16:40 del 22 gennaio 2013. I primi bagliori prodotti dall’attività stromboliana all’interno del NCSE sono stati registrati dalla telecamera di sorveglianza visiva ad alta sensitività dell’INGV-OV sulla Montagnola (EMOH) alle ore 16:56; poco dopo l’attività era ben visibile e consisteva in frequenti esplosioni stromboliane, che lanciavano bombe incandescenti fino a 100 m sopra l’orlo craterico. Dopo le esplosioni più forti, si è osservata un’abbondante ricaduta di clasti sui fianchi del cono del NCSE. L’attività è andata avanti per quasi 12 ore con minori fluttuazioni, senza produrre in alcun momento emissione di colate laviche o quantità apprezzabili di cenere vulcanica. I boati prodotti dalle esplosioni erano ben udibili dai centri abitati più vicini sul versante orientale. Intorno alle ore 04:00 del 23 gennaio 2013, l’ampiezza del tremore ha cominciato a scendere, e l’attività eruttiva è diminuita; l’ultima esplosione ben visibile nelle immagini di "EMOH", è avvenuta alle ore 04:35 GMT. Successivamente si sono osservate alcuni sporadici e piccoli sbuffi di vapore frammisti con cenere vulcanica, che sono stati spinti dal vento forte verso est.
I due episodi di attività stromboliana al NCSE del 20 e 22-23 gennaio 2013 rappresentano la prima genuina manifestazione eruttiva (emissione di materiale magmatico nuovo) dopo un intervallo di quiete di quasi 9 mesi a questo cratere.

Nella serata del 28 gennaio 2013, la Bocca Nuova , il più grande dei crateri sommitali dell’Etna, è stata la fonte di un nuovo episodio di intensa attività stromboliana. Questo episodio è stato simile, sebbene leggermente meno forte, a quelli del 16 e 18 gennaio, però è stato accompagnato da una debole attività stromboliana al Nuovo Cratere di Sud-Est (NCSE). Nella mattinata del 28 gennaio, l’emissione di gas dal NCSE era spesso pulsante; periodicamente gli sbuffi di gas erano più scuri perché contenevano modeste quantità di materiale piroclastico fine. Nella mattinata del 28 gennaio, l’emissione di gas dal NCSE era spesso pulsante; periodicamente gli sbuffi di gas erano più scuri perché contenevano modeste quantità di materiale piroclastico fine. Dalle ore 16:40 in poi, si è osservata una debole e discontinua attività stromboliana al NCSE. Per quanto riguarda la Bocca Nuova, questo episodio - il 4° da questo cratere durante il mese corrente, dopo quelli del 10-15, 16 e 18 gennaio - è stato molto simile ai suoi predecessori. La fonte dell’attività è stato nuovamente ed unicamente il conetto ubicato alla base sud-orientale della parete interna del cratere.
Elemento nuovo, nell’episodio eruttivo del 28 gennaio 2013, è l’attività stromboliana al NCSE che ha accompagnato, almeno durante le prime due ore e mezza dell’episodio, l’attività stromboliana alla Bocca Nuova.
Si tratta infatti della prima volta da circa 12 anni che due dei crateri sommitali dell’Etna sono attivi simultaneamente; nel periodo di attività sommitale del 1995-2001 invece era piuttosto normale vedere due, a volte anche tre e raramente tutti e quattro i crateri sommitali in attività contemporaneamente.


Nella serata del 30 gennaio 2013, sull’Etna si è verificato il 5° episodio eruttivo alla Bocca Nuova. dopo due giorni di relativa calma, la Bocca Nuova dell’Etna ha prodotto il 5° episodio di intensa attività stromboliana nelle ultime 3 settimane. Questo episodio è stato più forte di quello precedente, con abbondante ricaduta di materiale piroclastico grossolano fuori dall’orlo craterico, I primi segni di un risveglio della Bocca Nuova sono stati osservati alle ore 16:00 del 30 gennaio, bagliori provenienti dalla bocca eruttiva posta nella parte sud-orientale del fondo craterico. I bagliori si sono rapidamente intensifcati, diventando visibili ad occhio nudo dai centri abitati sui fianchi dell’Etna; contemporaneamente l’ampiezza del tremore vulcanico registrato in area sommitale ha cominciato a crescere repentinamente. Si è osservato inoltre lo spostamento della sorgente del tremore vulcanico, da una posizione sotto il Nuovo Cratere di Sud-Est (NCSE) verso la Bocca Nuova, un fenomeno già avvenuto durante l’episodio eruttivo del 28 gennaio. Fra le ore 17:00 e le 17:15, l’attività ha mostrato un forte incremento, e dalle 17:20 circa, i getti di bombe e scorie incandescenti superavano quasi continuamente l’orlo craterico. Alcuni frammenti piroclastici sono stati lanciati fino a 150 m sopra l’orlo craterico, tuttavia questo fenomeno è durato poco e non si è ripetuto nel corso dell’episodio eruttivo. Intorno alle ore 18:30, l’attività di fontana di lava ha cominciato a diminuire, i getti incandescenti sono diventati discontinui e solo raramente hanno superato 100 m di altezza sopra l’orlo craterico, all’eccezione di un getto, alle ore 19:00, che ha ben superato l’altezza di 150 m sopra l’orlo della Bocca Nuova

Nelle prime ore del 2 febbraio 2013, nuovo episodio eruttivo alla Bocca Nuova. Dopo poco più di due giorni di relativa calma, la Bocca Nuova (BN) dell’Etna ha prodotto un nuovo episodio di intensa attività stromboliana intracraterica. l’attività del 2 febbraio è stata preceduta ed accompagnata da una intermittente e debole attività stromboliana al NCSE, Poco dopo le ore 01:00 del 2 febbraio, alcune piccole esplosioni hanno lanciato materiale piroclastico incandescente fino a qualche decina di metri sopra l’orlo craterico. Intorno alle 02:50 sono stati registrati i primi getti di lava che si alzavano sopra l’orlo della BN, e dalle ore 03:00 in poi l’attività stromboliana era essenzialmente continua, con frequenti getti fino a decine di metri sopra l’orlo craterico. Come nell’episodio precedente, l’attività della BN ha gradualmente preso il carattere di una fontana di lava pulsante ma continua, e spesso i getti di lava si sono alzati 120-150 m sopra l’orlo craterico. L’attività al NCSE ha cominciato a diminuire dopo le ore 03:30 ed è del tutto scomparsa poco prima delle 04:00, alla BN l’attività è continuata intensamente con la prima luce del giorno ed è possibile che una debole attività intracraterica si sia protratta per qualche ora; alle ore 07:00 l’episodio era definitivamente concluso.

Dopo l’episodio di fontane di lava (parossismo) nel mattino del 19 febbraio 2013, il Nuovo Cratere di Sud-Est (NCSE) dell’Etna ha prodotto altri tre parossismi nelle 54 ore successive, che hanno notevolmente cambiato il profilo del suo cono. Oltre agli episodi propri, alcune bocche eruttive apertesi alla base sud-orientale del cono del NCSE hanno emesso colate di lava anche negli intervalli di relativa calma fra un parossismo e un altro. Infine, la mattina del 22 febbraio, è rientrata in scena la Bocca Nuova, con un breve episodio di attività stromboliana intracraterica. Contemporaneamente con quest’ultimo episodio, l’attività effusiva alla base del cono del NCSE è fortemente diminuita, ma una lenta emissione di lava stava ancora continuando in tarda mattinata. L’attività eruttiva si è conclusa definitivamente nel primo pomeriggio del 22 febbraio.
Nella serata del 23 febbraio 2013, circa due giorni e mezzo dopo l’episodio di fontana di lava precedente, il Nuovo Cratere di Sud-Est (NCSE) dell’Etna è stato luogo di un nuovo parossismo, il quinto in altrettanti giorni, e uno dei più violenti osservati negli ultimi anni. La nube di materiale piroclastico (cenere e scorie) è stata spostata dal forte vento verso nord-est, con consequenti ricadute di scorie nella zona di Linguaglossa e lungo la costa ionica fino a Messina; ricadute di cenere sono state segnalate anche dalla Calabria.
All’imbrunire, l’attività stromboliana e la piccola colata, che si stava espandendo dalla bocca di 2850 m, erano ben visibili dalle zone popolate nei settori meridionale ed orientale dell’Etna, anche se la visibilità era parzialmente ostruita da nuvole in zona sommitale. Nell’intervallo fra le ore 17:00 e 17:30, l’attività si è progressivamente intensificata, passando da esplosioni stromboliane a basse fontane di lava da diverse bocche eruttive all’interno del cratere. Le fontane erano inizialmente poco energetiche e pulsanti, alzandosi 100-150 m sopra l’orlo craterico; una colata di lava ben alimentata cominciava a traboccare dal cratere, attraversando la profonda fenditura che taglia l’orlo e il fianco sud-orientale del cratere. Alle ore 17:34, l’attività di fontana di lava si è repentinamente intensificata. E’ fortemente aumentata l’emissione di materiale piroclastico, che ha formato una nube densa diretta verso nord-est; sull’alto versante nord-orientale dell’Etna fino a Pizzi Deneri ed oltre, si è formato un deposito piroclastico incandescente. Sono state segnalate ricadute di materiale grossolano e incandescente anche nella zona di Monte Baracca, a quota 1700 a circa 5 km a nord-est dal NCSE. Alle ore 18:14, l’altezza delle fontane ha cominciato a diminuire repentinamente, e due minuti dopo, l’attività era ridotta ad esplosioni stromboliane che lanciavano materiale incandescente fino a 100 m sopra l’orlo craterico, accompagnate da emissione di cenere; alle ore 18:30 l’attività esplosiva era essenzialmente terminata.
A quest’ora la colata di lava uscita dal NCSE attraverso la lacuna nel suo orlo sud-orientale, aveva appena raggiunto l’orlo occidentale della Valle del Bove, e cominciava lentamente a scendere sul ripido pendio. Un’altra colata, presumibilmente reomorfica (generata dall’abbondante ricaduta di brandelli di lava fluidi) aveva percorso circa un centinaio di metri sul fianco settentrionale del cono del NCSE. L’episodio parossistico del 23 febbraio 2013 è stato fra i più energetici eventi di questo evento negli ultimi anni; ciò è evidente dal rapporto fra la materiale piroclastico e lava emessa in questo episodio. Il volume di lava è il più piccolo di tutti gli episodi parossistici osservati nel periodo 2011-2013. Al contrario, la ricaduta di materiale piroclastico è stata molto abbondante, aiutata anche dal vento forte, che ha limitato la ricaduta di tefra in un settore molto stretto

Il mese di febbraio 2013 allÂ’Etna è terminato con spettacolari episodi eruttivi alla Bocca Nuova (BN) e al Nuovo Cratere di Sud-Est (NSEC), e con la ripresa dellÂ’attività eruttiva alla Voragine (VOR), che era rimasta inattiva da ottobre 1999. I crateri sommitali dellÂ’Etna con le bocche eruttive che hanno partecipato allÂ’attività recente. Nella serata del 27 febbraio, sono stati intensi bagliori provenienti dalla zona del Cratere Centrale dellÂ’Etna. la fonte principale di questi bagliori era la VOR, dove era in corso una vivace attività stromboliana; tuttavia sembra che anche la BN abbia prodotto unÂ’attività stromboliana meno intensa e discontinua . Questa attività, che spesso ha lanciato bombe vulcaniche incandescenti fino a 150 m sopra lÂ’orlo craterico, si è protratta per tutta la notte, e stava continuando ancora quando il NSEC ha cominciato a mostrare segni di ritornare in attività dopo più di 4 giorni di calma. Episodio eruttivo del 28 febbraio 2013 al Nuovo Cratere di Sud-Est. Con la luce del giorno, si sono osservati anche piccoli sbuffi di cenere. Alle ore 07:17 si evidenza  una debole attività stromboliana nellÂ’area dellÂ’ex "pittino". Alle ore 07:30, si sono osservate anche esplosioni stromboliane dalla bocca principale, al centro del NSEC. Contemporaneamente, ha cominciato a crescere lÂ’ampiezza del tremore vulcanico. NellÂ’ora successiva, lÂ’attività eruttiva al NSEC si è gradualmente intensificata, mentre lÂ’ampiezza del tremore vulcanico si è alzata repentinamente, seguendo un trend ormai caratteristico degli episodi eruttivi ai crateri sommitali dellÂ’Etna; alle 09:30, erano in attività almeno tre bocche eruttive, fra lÂ’ex "pittino" a ovest, e due bocche allÂ’interno del NSEC. Questa attività ha generato una nube di gas carica di modeste quantità di cenere vulcanica. Alle ore 08:40, è cominciato un trabocco lavico attraverso la fenditura che taglia lÂ’orlo sud-orientale del NSEC; 25 minuti più tardi, lÂ’attività esplosiva ha cominciato a intensificarsi repentinamente, e sono apparse le prime fontane di lava, che si sono alzate circa 100 m sopra lÂ’orlo craterico. Dopo le ore 09:15 sono avvenute frequenti esplosioni molto forti, che hanno generato onde di compressione ("flashing arcs"), lanciando bombe vulcaniche su tutto il cono del NSEC. LÂ’attività si è intensificata ulteriormente con la comparsa di una cospicua nube di vapore e cenere marrone che veniva emessa dalla zona della "sella" fra i due coni del SEC. Una colata lavica  voluminosa è uscita attraverso la profonda fenditura lasciata dal collasso, dirigendosi prima a sud e poi a est-sudest, in direzione della stazione di monitoraggio, Belvedere. Anche le bocche eruttive a quota 2850 m, alla base del cono del NSEC hanno emesso lava, che si è unita alla colata lavica alimentata dallo stesso NSEC.
L’attività di fontane di lava sostenute, con intensa ricaduta di materiale piroclastico sul vecchio cono del SEC e generazione di una densa nube di gas e cenere, è andata avanti con massima energia per circa 20 minuti. La nube di cenere è stata spinta dal vento verso est, portando alla ricaduta di abbondanti quantità di cenere e scorie nell’area compresa fra Milo-Fornazzo a monte e Giarre-Riposto sulla costa ionica. Alle ore 09:45 l’attività ha cominciato a diminuire, mentre dalla zona della "sella" franata, si sono alzate dense nubi di vapore e cenere grigio-marrone. Verso le ore 10:50, l’attività all’ex "pittino" è diventata freatomagmatica, con l’emissione di vapore e cenere, e lancio di blocchi umidi e caldi, formando spettacolari scie di condensazione. Poco dopo le ore 10:00, è cessata l’attività esplosiva al NSEC.

Nella serata del 16 marzo 2013, il Nuovo Cratere di Sud-Est (NSEC) dellÂ’Etna ha prodotto lÂ’ottavo episodio di fontana di lava (parossismo) nellÂ’arco di meno di quattro settimane, dopo un intervallo di calma di 10 giorni e mezzo. Questo evento, uno dei più violenti nellÂ’attuale serie di parossismi, è stato preceduto da una lunga fase di attività stromboliana iniziata nel pomeriggio del 15 marzo, ed è stato seguito da una debole attività esplosiva allÂ’interno della Voragine. Durante i giorni dopo lÂ’episodio di fontana di lava del NSEC del 5-6 marzo 2013, era continuata lÂ’attività stromboliana allÂ’interno della Voragine, prima con numerosi brevi episodi molto intensi; successivamente si era osservato una lenta diminuzione in questa attività, e il 14 marzo, si le stazioni sismiche sommitali dellÂ’INGV-OE hanno registrato solo deboli segnali sismici indicativi di attività stromboliana. Durante il pomeriggio del 15 marzo, le tracce sismiche hanno nuovamente mostrato numerosi segnali di attività esplosiva, e si è osservato un leggero aumento dellÂ’ampiezza del tremore vulcanico, che è continuato, in maniera molto graduale, nella serata dello stesso giorno. Dopo il tramonto, erano visibili dei bagliori in corrispondenza del NSEC, e nei centri abitati più vicini (soprattutto, Zafferana Etnea, sul fianco sud-orientale etneo) sono stati uditi boati frequenti provenienti dal medesimo cratere. Tale attività è continuata per tutta la notte e durante la mattinata del giorno successivo. Nel primo pomeriggio del 16 marzo, lÂ’attività ha cominciato ad intensificarsi più rapidamente, e frequenti getti di lava incandscente sono stati lanciati fino a 100-150 m sopra lÂ’orlo craterico. Intorno alle ore 16:00  è iniziato un trabocco di lava attraverso la profonda apertura nellÂ’orlo sud-orientale del NSEC. Circa 15 minuti dopo, le esplosioni sono diventate progressivamente più forti, lanciando bombe incandescenti sui fianchi esterni del cono; contemporaneamente è aumentato il contenuto di materiale piroclastico (cenere e lapilli) nella nube eruttiva, che veniva spinta dal vento verso sud-est. Fra le 15:30 e 15:45, lÂ’attività eruttiva è passata da esplosioni stromboliane a fontane di lava discontinue e fortemente oscillanti in altezza (fra 50 e 300 m), per diventare più sostenute dopo le 15:45; sono comunque state osservate delle forti oscillazioni in altezza anche dopo quellÂ’ora. I getti più alti hanno chiaramente raggiunto 600-800 m di altezza sopra lÂ’orlo craterico, mentre la colonna eruttiva si è alzata circa 2 km sopra la cima dellÂ’Etna prima di essere spinta dal forte vento verso sud-est. Intorno alle ore 16:00, si sono osservati alcuni fulmini allÂ’interno della nube eruttiva. Tutto il cono del NSEC e le zone adiacenti a sud e sud-est sono stati soggetti ad unÂ’abbondante ricaduta di materiale piroclastico grossolano. Nella fase di più intensa attività di fontana di lava, molte bombe hanno raggiunto i coni piroclastici formatisi durante lÂ’eruzione del 2002-2003. Il versante sud-orientale dellÂ’Etna era sottoposto ad una copiosa ricaduta di materiale piroclastico; questo materiale ricadeva ancora incandescente sulla parete occidentale della Valle del Bove. Più a valle, nelle zone abitate fra Zafferana Etnea, Santa Venerina e diversi paesi a nord di Acireale, si è formato un deposito di lapilli scoriacei, che a Zafferana Etnea ha localmente raggiunto spessori di 10 cm. Molti frammenti in quella zona avevano diametri fra 5 e 8, più raramente 10 cm, ed è stata segnalata la rottura dei parabrezza di numerose automobili nonché i vetri di lucernari, e tegole di diversi tetti. Ancora sulla costa ionica, il deposito consisteva largamente in piccoli lapilli, con una frazione minore di cenere. LÂ’attività eruttiva ha cominciato a mostrare i primi segni di diminuzione verso le ore 16:05, e alle 16:10, lÂ’attività è passata a violente esplosioni con lanci "a ventaglio" di notevoli quantità di bombe incandescenti, accompagnati da forti boati e detonazioni. Alle 16:30 sono avvenute due esplosioni particolarmente forti, che hanno lanciato materiale incandescente grossolano verso sud-ovest fino ad una distanza di 1.5 km dal cratere.

Dopo 18 giorni di quiete, il Nuovo Cratere di Sud-Est dell’Etna ha prodotto il 9° episodio eruttivo di fontane di lava (parossismo) di questo anno nel pomeriggio del 3 aprile 2013, con fontane di lava e forti esplosioni, emissione di colate di lava dai fianchi sud, sud-est e nord-est del cono, e la produzione di una nube di materiale piroclastico, che nuovamente è stata spostata dal vento verso sud-est, verso i centri abitati di Zafferana Etnea, Santa Venerina, e Acireale. Il "preludio" di questo episodio è cominciato la mattina del 2 aprile con piccoli sbuffi di cenere, seguiti nella notte successiva da attività stromboliana.
fonte: INGV
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