Eruzione Etna 20 Aprile 2013, la grande eruzione si avvicina?
E’ iniziata in modo quasi improvviso, circa alle 17:40 del 20 Aprile 2013, una nuova violentissima eruzione dell’Etna: dal Nuovo Cratere di Sud-Est si alzano altissime fontane di lava di oltre 800 metri. Grande la quantità di cenere e lapilli che vengono eruttati dal vulcano nell’atmosfera. La nube di cenere è spinta dai venti di libeccio verso lo Stretto di Messina e Reggio Calabria, dove sta iniziando a piovere cenere. Nel versante orientale del vulcano sono segnalate “grandinate” con sassi vulcanici che cadono dal cielo. E’ la 12a eruzione di questo 2013: l’11a era stata appena 48 ore fa.

“Siamo nella fase in cui le eruzioni si susseguono ogni 5-6 giorni. Di solito questo andamento precede un’eruzione importante”. Parla con la sicurezza dello studioso Salvatore Giammanco, ricercatore della sezione di Catania dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Ricercatore e attento osservatore dei segnali emessi dalle postazioni collocate dall’INGV sul monte Etna e nella Valle del Bove, che degrada verso la costa orientale-jonica della Sicilia. “Abbiamo registrato un aumento del tremore vulcanico circa tre ore prima dell’attività stromboliana”. Intorno alle 10 di ieri il vulcano si è illuminato, con lingue di fuoco pirotecniche, visibili anche da Barcellona Pozzo di Gotto, circa 50 km a nord dell’Etna. “Le eruzioni si vedono da tutta l’isola: l’Etna è alto 3330 metri”, precisa sorridendo Giammanco.

DA GENNAIO DI QUESTÂ’ANNO ERUZIONI SEMPRE PIUÂ’ FREQUENTI
Vi è una ciclicità negli ultimi fenomeni attivi dell’Etna. “Da una al mese, nei primi sei mesi dell’anno, si è passati a una eruzione ogni 15 giorni e, ora, a una ogni 5-6 giorni e durano circa un paio d’ore. E’ il segnale evidente di una ripresa massiccia dell’azione eruttiva del vulcano, normalmente invece caratterizzata da emissioni di gas o da attività stromboliana”. ‘Attività stromboliana’ è un termine scientifico che sta ad indicare “una sequenza ritmica e continua di esplosioni all’interno del cratere”. Il magma, che fonde a una temperatura tra i 1050 e i 1100 gradi centigradi, si muove nelle viscere e genera gas che portano alla fuoriuscita di fontane di lava alte, mediamente, in eventi di questo tipo, 500-600 metri oltre la sommità del cratere in eruzione . “La ‘fontana’ più alta la misurammo il 4 settembre del 1999, quando raggiunse 2 km di altezza”, spiega Giammanco. “Le ceneri, invece, sotto la spinta termica, per effetto delle correnti convettive atmosferiche e dei gas sprigionati si spingono anche oltre i 20 km di altezza”. Fumi densi, di colore grigio nero, carichi di polvere incandescente, raffreddata a contatto con l’aria più fredda, che finiscono spesso per offuscare la visione dello spettacolo eruttivo. E che soprattutto riversano a terra tonnellate di cenere, con la conseguente chiusura dell’aeroporto di Catania e gli inevitabili disagi in città e nelle zone limitrofe, per la popolazione e le colture. Sono circa 900 mila gli abitanti interessati dall’attività dell’Etna.

LE ERUZIONI SI POSSONO PREVEDERE
“L’Etna in questi giorni scarica in media tra i 700 mila e 1 milione di metri cubi di lava per ogni eruzione”
. Sono numeri grandi, che stupiscono. “Ma non è niente. Un’eruzione importante arriva a riversare varie decine e talora centinaia di milioni di metri cubi di lava fuori dal vulcano”, tiene a precisare Giammanco. Dunque quella attesa a breve avrà una portata simile? “In base alle nostre previsioni sì”. I terremoti non si possono prevedere, le eruzioni dei vulcani sì? “Certamente. Voglio sfatare una volta per tutte questa opinione: l’uomo è in grado di prevedere le eruzioni dei vulcani, magari con poche ore di anticipo, ma può farlo”, afferma con tono apodittico Salvatore Giammanco. Allora anche quella del vulcano islandese che ha paralizzato per settimane i voli di mezzo emisfero. E quando dovrebbe avvenire la prevista ,imponente eruzione dell’Etna? A giorni o tra qualche mese? La risposta giunge al termine di una serie di domande rivolte al nostro studioso per chiarire meglio l’origine di questi fenomeni e ciò che ci si deve ancora aspettare da ‘A Muntagna, come i siciliani chiamano il loro vulcano.

Dunque, il terremoto non si può prevedere, le eruzioni dei vulcani sì.
Noi come INGV abbiamo stazioni sismiche e stazioni Gps che permettono di seguire il percorso del magma verso la superficie. Poi, ci sono le stazioni che misurano la fuoriuscita di anidride solforosa dalla cima dell’Etna, primo segnale dell’arrivo di un nuovo quantitativo di magma. Ripeto, l’uomo può prevedere le eruzioni. E in effetti, noi mandiamo dei comunicati alla Protezione civile, alle Prefetture e agli organi competenti con ore, molte ore di anticipo rispetto al fenomeno eruttivo. Quindi, parlano le carte.

E allora la grande eruzione quando arriverĂ ?
Mi tengo largo e dico entro i prossimi sei mesi.

Forse anche nei prossimi tre?
Forse.
fonte: Rai.it
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