Storia dell'Etna
Quello che ad una visione veloce e globale, sembra essere un unico e maestoso edificio vulcanico rappresenta, in realtà, un'area vulcanica molto complessa. Il Vulcano Etna è, infatti, costituito da numerosi edifici vulcanici, più o meno estesi, che si sono sovrapposti nel tempo su di un'area di circa 1250 Kmq. L'attività vulcanica nell'area Etnea è iniziata in epoche geologiche relativamente recenti, tra 700.000 e 500.000 anni or sono, e si è sviluppata attraverso varie fasi,
schematicamente così riassumibili:

1) Attività Prima dell'Etna
L'attività vulcanica, il cui inizio è datato intorno a 700.000 anni fa, avvenne all'interno del cosiddetto golfo Pre-etneo che si estendeva dai Monti Peloritani ai Monti Iblei, e le prime eruzioni furono, essenzialmente, sottomarine.
I prodotti di tali eruzioni, consistenti prevalentemente in accumuli di blocchi di lava rotondeggianti e fratturati, caratterizzati da una sorta di crosticina vetrosa sono attualmente visibili in superficie nella zona tra Aci Trezza e Aci Castello.
Le eruzioni dette Pre-etnee sono quelle avvenute prima della costruzione dell'edificio dell'Etna vero e proprio, in un arco di tempo compreso tra 700.000 e 200.000 anni fa.
Al suo posto si ritiene vi fosse un ampio golfo nel punto di contatto tra la zolla euro-asiatica a nord e la zolla Africana a sud, corrispondente alla catena dei monti Peloritani a settentrione e all'altopiano Ibleo a meridione.
Fu proprio il colossale attrito tra le due zolle a dare origine alle prime eruzioni sottomarine di lava basaltica fluidissima con la nascita dei primi coni vulcanici, al centro del golfo primordiale.


2) Etna Antico
L'ossatura dell'Etna si è formata in un periodo compreso tra circa 150.000 e 80.000 anni fa.
Questo primo apparato, denominato Etna Antico o Primordiale, è formato da colate di lava, da prodotti di eruzioni esplosive e da depositi rimaneggiati che confermano il verificarsi di periodi di riposo tra una fase eruttiva e l'altrai.
E' una fase poco conosciuta della vita dell'Etna, in quanto i prodotti emessi sono in gran parte ricoperti da quelli delle attività successive.
Dopo la fase effusiva si susseguirono numerose eruzioni di tipo esplosivo.
La ricostruzione del vulcano può essere immaginata, dunque, con la sovrapposizione di due apparati, uno formato dalle colate di lava, ampio e con fianchi poco ripidi, e uno successivo di forma conica, con fianchi caratterizzati da elevata pendenza e soggetti a franamenti.


3) Coni Antichi, Intermedi e Mongibello
Il principale dei coni, che viene denominato dagli studiosi Monte Calanna, è oggi inglobato al di sotto del vulcano.
Cessata l'attività di questo, circa ottantamila anni fa entrò in eruzione un nuovo complesso di coni vulcanici, detto Trifoglietto, più ad ovest del precedente, che a dispetto del grazioso nome fu un vulcano estremamente pericoloso, di tipo esplosivo, come ad esempio il Vesuvio e Vulcano delle isole Eolie, che emetteva lave di tipo molto viscoso.
L'attività vulcanica si spostò poi ancor più ad ovest con la nascita di un ulteriore bocca vulcanica a cui vien dato il nome di Trifoglietto II.
Il sistema collassò circa 64.000 anni fa dando origine all'immensa caldera detta Valle del Bove un enorme catino che misura circa 7 chilometri per 5 chilometri di grandezza, con pareti che arrivano sino a 1.000 metri di altezza.
Il collasso del vulcano che con le sue eruzioni ormai aveva riempito quasi del tutto il golfo esistente, portò ad un lungo periodo durato circa 30.000 anni in cui si alternavano fasi di effusione lavica basaltica a fasi esplosive violente con formazione di tufi e altri prodotti piroclastici; al termine del periodo, un nuovo grande cono laterale, ancora più ad ovest, entrò in attività.
Era nato il Mongibello, che è quello che forma il complesso ancor oggi in attività.
Dopo le eruzioni dell'Etna Antico e fino a circa 25.000 anni fa, numerosi centri eruttivi si formarono uno sopra l'altro determinando l'innalzamento e l'allargamento della sempre più complessa struttura del vulcano.
I centri eruttivi di questa lunga fase, la cui ricostruzione è possibile grazie alla scarpata della Valle del Bove che ha sezionato un fianco dell'Etna, vengono suddivisi in Antichi, Intermedi e del Mongibello.
Si possono distinguere due tipi di colate laviche: le prime sono di colore chiaro e sono distribuite nella zona orientale (Timpa di Macchia) e meridionale (Monte Po) della Valle de Bove; L'Etna non forma un massiccio conico regolare, ma a 2900 m. è tagliato da un esteso altopiano ellittico, che è il residuo di un suo antico cratere, su cui si innalza il cono terminale.
Il Mongibello è un grosso cono che copre la zona centrale dell'attuale massiccio dell'Etna e ne comprende più di un terzo del volume. Si tratta del centro eruttivo più recente ed è sede delle bocche sommitali attuali.
L'altezza del Vulcano è di circa 3.350 metri sul livello del mare.

Il Mongibello recente, è un vulcano a condotti craterici aperti: il Centrale, formatosi nella notte dei tempi, il Nord-Est formatosi per collasso del centrale nel 1911, la Bocca Nuova o Voragine Ovest del 1945 e il Sud-Est originatosi nel 1971.
Alla tipicità del paesaggio geologico etneo concorre la presenza di coni vulcanici secondari, di colate laviche e di gallerie di scorrimento lavico.
Centinaia di coni di ceneri, lapilli, scorie e bombe, talora dalle dimensioni imponenti, isolati o allineati lungo fratture, rappresentano i punti di emissione di prodotti piroclastici generati durante un'intensa attività esplosiva delle bocche periferiche o avventizie.
Le colate presentano generalmente superfici aspre e tormentate, costituite da lave a blocchi e frammenti di aspetto scoriaceo (lave a-a), più raramente a superfici regolari (lave pahoehoe).
In altri casi le colate sono ricoperte da lastroni variamente disarticolati ed accatastati, che danno origine a rilievi tumuliformi o creste.
Molto belli sono i Dammusi, lastroni piani più o meno regolari creati dall'immediato raffreddamento di lave fluide sollevate all'improvviso dall'azione di grandi bolle di gas.
Devono il loro nome al fatto che, come i tetti arabi a dammuso, presentano estesi ripiani cavi che risuonano al passo.
Tra le più note grotte dell'Etna ricordiamo quella degli Archi, delle Palombe, dei Tre Livelli e la già citata Grotta del Gelo.
Questi tubi di scorrimento o svuotamento lavico, rappresentano l'esempio più noto di queste cavità, tuttavia non mancano le grotte in fratture eruttive o quelle derivanti da attività esplosiva o di espansione dei gas.
Delle oltre 200 censite e descritte dagli speleologi, alcune costituiscono ambienti genetici di minerali rari e costituiscono ecosistemi unici per la presenza di particolari forme vegetali e animali.

Ognuno di questi crateri ha cominciato la sua esistenza con uno sprofondamento del terreno e la nascita di un "pit crater".
Molte delle bocche che periodicamente si formano all'interno dei crateri sommitali, in particolare nella Bocca Nuova e nella Voragine, sono inizialmente "pit craters".
Il Cratere di Nord-Est e quello di Sud-Est si sono poi sviluppati diversamente, costruendo intorno a sè dei grandi coni di materiale piroclastico e lavico.
La storia della più giovane bocca eruttiva sommitale dell'Etna, appunto quel cratere sul fianco orientale del vecchio cono del Cratere di Sud-Est, che da gennaio 2011 ha dato vita ad una serie di episodi eruttivi parossistici (termine "parossismo"), comincia nel tardo pomeriggio del 6 novembre 2009 formando il Nuovo Cratere di Sud Est (Pit Crater).
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