Eruzioni del 1669
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Il racconto dettagliato della devastante eruzione del 1669 è stato riportato da numerosi autori dell'epoca, come il canonico Alessi, gli studiosi Alfonso Borelli, Recupero e molti altri.

Dopo l'eruzione del 1651, che nel corso di tre anni aveva riversato una colata di lava verso Ovest e distrutto Bronte, il vulcano era rimasto tranquillo fino all'inizio del 1669 quando, a partire dal 25 febbraio e ancora più intensamente l'8 marzo, violenti terremoti causarono numerosi crolli a Nicolosi, nel giro di poco tempo le bocche eruttive in attività divennero sette.

Il ramo occidentale della colata formatasi raggiunse e distrusse il paese di Malpasso, ora l'abitato si chiama Belpasso e sorge a Ovest, oltre il limite di questa colata, il 13 marzo la colata si protrasse per 4 km oltre Nicolosi, distrusse Mascalucia e, due giorni dopo, anche S. Giovanni di Galermo, questo ramo orientale, si divise in due brevi lingue e si fermò poco oltre, la parte centro-occidentale della colata, la più ampia, travolse, il 13 marzo, le campagne e molte case di S. Pietro e Camporotondo, il ramo più occidentale, il 29 marzo, invase completamente il paese di Misterbianco,

Seguendo la morfologia del terreno, la colata fu, poi, costretta a deviare verso Est, in direzione di Catania, invano, alcuni ardimentosi cittadini tentarono di farle cambiare direzione, il 12 aprile, dopo aver percorso 12 km, la lava arrivò alle porte di Catania, riempì la pianura e un laghetto alle spalle della città, abbattè i resti di un acquedotto e di altri monumenti storici, superò le mura e raggiunse la parte Sud-occidentale della città, distruggendo tutti gli edifici della zona.

Il 23 aprile la lava raggiunse il mare, l'emissione di lava terminò l'11 luglio e l'eruzione si concluse definitivamente il 15 luglio, le colate, i cui volumi sono stati complessivamente stimati in oltre 900 milioni di m3, causarono gravi danni a vari paesi e alla città di Catania e ricoprirono 35 km2 di terreni coltivati.

L'Eruzione del 1669 chiuse un ciclo eruttivo particolarmente intenso e fu seguita da un periodo di attività moderata ma costante, sia sui fianchi che ai crateri sommitali.

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